ALIAS

 

Un progetto unico nel suo genere, musica contemporanea per uno strumento antico dalle mille sfumature: la viola d’amore; le note di Elvira Muratore affidate alle mani di Valerio Losito e al caldo suono del suo strumento, un Ferdinando Gagliano del 1775, proprietà della Elsa Peretti Foundation.

ALIAS è ciò che non vuole essere detto per paura di essere fraintesi o strumentalizzati, ma che, in un modo o in un altro è presente sempre, ALIAS è l’esplorazione e la versatilità di una collaborazione all’insegna del bello, un recital, uno spettacolo teatrale, una serie di concerti per viola e ensemble, per possibilità infinite. Ma ciò che non deve essere nominato, è in realtà già stato detto, nel nome dello strumento protagonista: in 5 capitoli, 5 declinazioni dell’amore, in un ponte dal terreno al divino, dal passato al presente, anzi … al contemporaneo.

Tutti gli ALIAS del progetto (in continuo aggiornamento):

  • Capitolo I – Narciso (versioni disponibili: viola d’amore sola; viola d’amore clarinetto e orchestra d’archi)
  • Capitolo II – La scorsa neve (versioni disponibili: viola d’amore sola)
  • Capitolo III – Amore sacro (versioni disponibili: viola d’amore sola; viola d’amore e coro misto)
  • Capitolo IV – Oltre la morte (versioni disponibili: viola d’amore sola)
  • Capitolo V – Vivamus (versioni disponibili: viola d’amore sola; viola d’amore e mezzosoprano)

 

Tutti gli aggiornamenti sulla pagina ufficiale Facebook:

 

 

Elvira Muratore

La viola d’amore

Valerio Losito

 

Tutti i frammenti letterari che hanno ispirato i nostri ALIAS:

Capitolo I – Narciso – tratto da “Ovide Moralisé”, XIV secolo
Ensi com Narcisus bevoit
En la fontaine, il vit l’ymage
De son cors et de son visage.
A ce regart l’a amours pris
Et d’estrange rage sourpris.
Estrauge rage est ce, de voir!
Amours li fet apercevoir
Sa poissance trop durement:
Son ombre aime et croit voirement
Que ce soit cors qu’il a veü.
Trop l’a foie amours deceü,
Qui son ombre li fet amer.

Capitolo II – La scorsa neve  haiku tradizionale di Basho
Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

Capitolo III – Amore sacro – tratto dal “Vangelo secondo Luca” 6, 20-23
Μακάριοι οἱ πτωχοί, ὅτι ὑμετέρα ἐστὶν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ. μακάριοι οἱ πεινῶντες νῦν, ὅτι χορτασθήσεσθε. μακάριοι οἱ κλαίοντες νῦν, ὅτι γελάσετε. Μακάριοί ἐστε ὅταν μισήσωσιν ὑμᾶς οἱ ἄνθρωποι, καὶ ὅταν ἀφορίσωσιν ὑμᾶς καὶ ὀνειδίσωσιν καὶ ἐκβάλωσιν τὸ ὄνομα ὑμῶν ὡς πονηρὸν ἕνεκα τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου· χάρητε ἐν ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ καὶ σκιρτήσατε, ἰδοὺ γὰρ ὁ μισθὸς ὑμῶν πολὺς ἐν τῷ οὐρανῷ· κατὰ τὰ αὐτὰ γὰρ ἐποίουν τοῖς προφήταις οἱ πατέρες αὐτῶν. [Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.]

Capitolo IV – Oltre la morte – tratto da “Dialogo di Monos e Una” di E. A. Poe
The day waned; and, as its light faded away, I became possessed by a vague uneasiness — an anxiety such as the sleeper feels when sad real sounds fall continuously within his ear — low distant bell-tones, solemn, at long but equal intervals, and mingling with melancholy dreams. Night arrived; and with its shadows a heavy discomfort. It oppressed my limbs with the oppression of some dull weight, and was palpable. There was also a moaning sound, not unlike the distant reverberation of surf, but more continuous, which, beginning with the first twilight, had grown in strength with the darkness. Suddenly lights were brought into the room, and this reverberation became forthwith interrupted into frequent unequal bursts of the same sound, but less dreary and less distinct. The ponderous oppression was in a great measure relieved; and, issuing from the flame of each lamp, (for there were many,) there flowed unbrokenly into my ears a strain of melodious monotone. And when now, dear Una, approaching the bed upon which I lay outstretched, you sat gently by my side, breathing odor from your sweet lips, and pressing them upon my brow, there arose tremulously within my bosom, and mingling with the merely physical sensations which circumstances had called forth, a something akin to sentiment itself — a feeling that, half appreciating, half responded to your earnest love and sorrow; but this feeling took no root in the pulseless heart, and seemed indeed rather a shadow than a reality, and faded quickly away, first into extreme quiescence, and then into a purely sensual pleasure as before.

Capitolo V – Vivamus – tratto da “Carme V” di Catullo
Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.